Se nelle ultime settimane avete sentito parlare di “Windows K2” e vi siete chiesti di che cosa si tratta, se sia un nuovo sistema operativo, un aggiornamento, o qualcosa di completamente diverso, beh, non siete i soli. Il nome circola da qualche tempo tra forum, blog e comunità di appassionati, spesso accompagnato da descrizioni confuse o addirittura contraddittorie. In questo articolo cercheremo di fare chiarezza, spiegando con parole semplici cos’è davvero Windows K2, da dove nasce, cosa cambierà per gli utenti comuni e, soprattutto, perché chi usa ancora Windows 10 dovrebbe leggere fino in fondo.
In sintesi
Windows K2 non è Windows 12: è il piano con cui Microsoft vuole rendere Windows 11 più veloce, coerente e meno invasivo.
Chi ha già Windows 11 riceverà i miglioramenti tramite i normali aggiornamenti. Chi usa ancora Windows 10, invece, deve iniziare a pianificare il passaggio.
Il supporto ufficiale di Windows 10 è terminato il 14 ottobre 2025. La protezione temporanea ESU durerà solo fino al 13 ottobre 2026. Dopo quella data, usare Windows 10 su PC connessi a Internet sarà un rischio concreto.
Prima cosa da sapere: Windows K2 non è un nuovo sistema operativo
Partiamo subito dal chiarire il punto più importante, quello che genera la maggior parte della confusione.
Windows K2 non è Windows 12. Non è una nuova versione da scaricare o installare. Non esiste una ISO, non c’è un numero di versione, non c’è una data di uscita ufficiale come potremmo intenderla.
Allora cos’è? È un progetto interno di Microsoft, una linea guida di sviluppo, un cambio di filosofia e di metodo, nato nella seconda metà del 2025, con l’obiettivo di rimettere ordine nel sistema operativo più diffuso al mondo: Windows 11. I miglioramenti legati a K2 stanno già arrivando, e continueranno ad arrivare, attraverso i normali aggiornamenti di Windows 11 nel corso del 2026 e del 2027.
In poche parole: se usate Windows 11 e lo aggiornate regolarmente, state già, almeno in parte, beneficiando di Windows K2, anche se non ve ne siete mai accorti.
Per capire perché Microsoft ha sentito il bisogno di lanciare un progetto come K2, bisogna fare un passo indietro e ripercorrere gli ultimi anni della storia di Windows.
Come siamo arrivati qui: la storia di un sistema operativo sotto pressione
Windows 11 è stato lanciato nell’ottobre 2021 con grandi promesse: un’interfaccia rinnovata, maggiore sicurezza, integrazione con i servizi Microsoft e, soprattutto, un design moderno e coerente. Eppure, fin dai primi giorni, le critiche non sono mancate. Gli utenti si sono trovati davanti a un sistema che, in molti casi, sembrava più lento del suo predecessore — anche su hardware recente. I benchmark mostravano che Windows 10 superava Windows 11 in diversi scenari, specialmente su macchine con meno RAM o processori più datati.
Ma il problema delle prestazioni era solo la punta dell’iceberg. C’era anche il tema dell’interfaccia: Windows 11 si presentava come un sistema “moderno”, ma al suo interno convivevano componenti grafici di epoche completamente diverse. Il nuovo menu Start stiloso e arrotondato apriva, con un clic destro, vecchie finestre di dialogo che sembravano uscite da Windows 7. Il Pannello di controllo — rimasto quasi intatto rispetto a decenni fa — coesisteva con le nuove Impostazioni, creando una duplicazione confusa. I menu contestuali erano stati semplificati al punto da nascondere opzioni utili dietro un fastidioso “Mostra altre opzioni”, aggiungendo un clic dove prima ce n’era uno solo.
A tutto questo si aggiungevano le pubblicità nel menu Start, una scelta che aveva fatto infuriare moltissimi utenti, e l’integrazione sempre più invadente di Copilot, l’assistente basato su intelligenza artificiale, spesso percepito come pesante e poco utile nel quotidiano.
Le critiche più pesanti, però, non arrivavano solo dagli utenti comuni. Dave Plummer, ex ingegnere di Microsoft (quello che aveva scritto il Task Manager originale di Windows), aveva dichiarato senza troppi giri di parole che Windows 11 “faceva schifo”, chiedendo a gran voce l’introduzione di una modalità professionale che permettesse di usare il sistema senza tante sovrastrutture. Gergely Orosz, altra figura nota uscita da Microsoft, aveva messo in evidenza il malcontento degli sviluppatori stessi sull’organizzazione interna del progetto.
In questo contesto, sembrava che la risposta naturale di Microsoft fosse un salto generazionale: Windows 12. E per un certo periodo, quella sembrava davvero la direzione. Fino a quando tutto è cambiato.
L’addio di Panos Panay e il cambio di rotta

Per anni, la divisione Windows di Microsoft è stata guidata da Panos Panay, un manager carismatico, molto amato per le sue presentazioni entusiastiche dei nuovi dispositivi Surface. Era lui il volto pubblico di Windows 11, e sotto la sua guida sembrava che Windows 12 fosse solo questione di tempo.
Poi Panay se n’è andato. Ha lasciato Microsoft per diventare responsabile del business dell’elettronica di consumo di Amazon. Al suo posto è arrivato Pavan Davuluri, con un approccio molto diverso. Davuluri ha ereditato un sistema operativo in difficoltà, circondato da critiche, e ha deciso che la soluzione non fosse costruire qualcosa di nuovo — ma riparare ciò che era rotto.
Nasce così, nella seconda metà del 2025, il progetto Windows K2.
Cos’è davvero Windows K2: una rivoluzione silenziosa
Il nome K2, come la seconda montagna più alta del mondo, spesso considerata più difficile dell’Everest da scalare — sembra quasi un’ammissione implicita della difficoltà del compito che Microsoft si è prefissata: migliorare profondamente un sistema operativo usato da centinaia di milioni di persone, mentre quelle stesse persone continuano a usarlo ogni giorno.
K2 non è un aggiornamento singolo né una nuova versione numerata. È una linea guida di sviluppo che influenzerà tutte le future release di Windows 11. Dietro questo nome si nasconde un cambio di filosofia che riguarda tre livelli distinti:
1. Il codice — interventi tecnici profondi su prestazioni, gestione della memoria, dell’interfaccia e degli aggiornamenti.
2. Il metodo — un nuovo modo di sviluppare e testare le funzionalità prima di rilasciarle al pubblico.
3. La cultura aziendale — un rapporto diverso con gli utenti e con la comunità degli Insider, con più ascolto e meno corsa verso la novità a tutti i costi.
Cosa cambia con K2: le novità già in distribuzione e quelle in arrivo
Vediamo nel dettaglio cosa sta cambiando o cambierà a breve con il progetto K2.
Prestazioni: il problema numero uno. Uno dei punti più critici di Windows 11 è sempre stato la velocità percepita. Su hardware meno recente, molti utenti notavano che Windows 10 rispondeva in modo più scattante. Microsoft lo sa, e con K2 sta intervenendo su più fronti.

Il menu Start è in fase di riscrittura completa. L’obiettivo dichiarato da Microsoft è renderlo fino al 60% più veloce rispetto alla versione attuale, con maggiore personalizzazione e meno rigidità strutturale. Non ci sarà più quel senso di “pesantezza” che molti lamentavano.
Esplora file — lo strumento che usiamo ogni giorno per gestire i file — riceverà ottimizzazioni profonde: navigazione più fluida, tempi di caricamento ridotti e una nuova ricerca istantanea basata su un sistema di indicizzazione più efficiente. L’obiettivo specifico è eliminare le cosiddette “operazioni sincrone” — quelle azioni che bloccano l’interfaccia mentre il sistema elabora in background, lasciandoci a fissare un cursore girante.
I menu contestuali, quelli che appaiono con il tasto destro del mouse, verranno riscritti in WinUI 3 (ne parleremo tra poco), eliminando le interfacce WebUI lente e pesanti che li rendevano spesso lenti e incoerenti.
La gestione della memoria migliorerà significativamente, con particolare attenzione al consumo di RAM quando il PC è inattivo. Windows 11 tende a usare risorse anche quando non stiamo facendo nulla. K2 punta a ridurre questo comportamento, con benefici concreti soprattutto su macchine con 8 GB di RAM o meno.
L’avvio del sistema dovrebbe diventare più rapido, con una riduzione del carico in background che rallenta il PC nei primi minuti dopo l’accensione.
L’interfaccia: finalmente coerente?
Uno dei problemi più visibili di Windows 11 è sempre stata la frammentazione grafica. Aprite il nuovo menu impostazioni, poi fate clic su un link che vi porta al vecchio Pannello di controllo, e avrete l’impressione di aver fatto un salto nel tempo. Elementi con stili diversi, finestre di dialogo che sembrano provenire da tre decenni diversi, colori e margini incoerenti: tutto questo è il risultato di decenni di aggiornamenti sovrapposti senza mai una pulizia strutturale.
Con K2, Microsoft sta finalmente spingendo verso l’adozione completa di WinUI 3 come framework principale per tutta l’interfaccia. Cos’è WinUI 3? È il sistema di “mattoncini grafici” con cui Microsoft vuole costruire tutte le finestre, i pulsanti, i menu e gli elementi visivi di Windows, in modo che abbiano un aspetto uniforme e moderno. Non è un cambiamento estetico superficiale: è una riscrittura profonda del modo in cui le app di sistema vengono costruite.
In pratica, questo significa che pian piano le vecchie finestre di dialogo, il Pannello di controllo e le interfacce ereditate lasceranno spazio a componenti nuovi, coerenti e più veloci.
C’è però un caveat: la transizione completa non sarà immediata. Componenti storici come il Pannello di controllo richiedono una migrazione complessa, e difficilmente spariranno del tutto in tempi brevi. Chi usa Windows da anni sa bene che certi componenti “legacy” sopravvivono a qualsiasi tentativo di modernizzazione.
Un’altra novità molto attesa riguarda la barra delle applicazioni: con K2 torna la possibilità di spostarla e ridimensionarla, una funzione rimossa con il lancio di Windows 11 e mai reintrodotta, nonostante le richieste continue degli utenti.
E per chi odia le pubblicità nel menu Start: Microsoft ha confermato l’intenzione di rimuovere le inserzioni pubblicitarie dal menu Start, uno dei punti di frizione più lamentati degli ultimi anni.
Meno visibile ma altrettanto importante è il lavoro sul System Compositor, il componente che gestisce come le finestre vengono disegnate sullo schermo. Il nuovo Compositor punta a ridurre la latenza e il consumo di memoria nelle interfacce, con il risultato pratico che menu Start, barra delle applicazioni e finestre dovrebbero rimanere reattivi anche quando il sistema è sotto carico elevato.
Gaming: sfidare SteamOS

Una delle ambizioni più coraggiose di Windows K2 riguarda il mondo dei videogiochi. Microsoft ha fissato un obiettivo dichiarato: raggiungere le prestazioni di SteamOS su hardware identico entro uno o due anni. Per chi non lo sapesse, SteamOS è il sistema operativo sviluppato da Valve (i creatori della piattaforma Steam) per i suoi dispositivi portatili come lo Steam Deck. È un sistema basato su Linux, leggero ed efficiente, che ha dimostrato di poter sfruttare l’hardware meglio di Windows in certi scenari gaming.
Il fatto che Microsoft menzioni esplicitamente SteamOS come riferimento è significativo: è un’ammissione pubblica che Windows, allo stato attuale, non è il sistema operativo più efficiente per i giochi — soprattutto sui dispositivi con risorse limitate.
Con K2, il progetto prevede una Xbox Mode, una sorta di modalità console che ottimizza le risorse del sistema durante il gioco, riducendo i processi in background e migliorando la gestione delle risorse. Ispirandosi all’approccio di Valve, Microsoft punta a ridurre l'”overhead” — il peso del sistema operativo che si mangia risorse preziose anche quando non viene usato direttamente.
Gli aggiornamenti: meno riavvii, più controllo

Chi di voi non ha mai maledetto Windows Update perché si è avviato nel momento peggiore, o perché ha richiesto un riavvio nel mezzo di qualcosa di importante? Con K2, anche questo aspetto cambia.
I riavvii obbligatori saranno ridotti al minimo. Alcune correzioni, come quelle relative ai driver audio e video, verranno applicate solo al successivo riavvio pianificato, evitando interruzioni durante l’uso attivo del computer. Questo implica una revisione profonda del meccanismo di Windows Update, con una maggiore modularità dei componenti.
Ma la novità più interessante si chiama Hotpatch. Gli Hotpatch sono aggiornamenti di sicurezza che vengono installati senza richiedere il riavvio del computer. A partire dal maggio 2026, questa modalità di aggiornamento viene attivata automaticamente per i dispositivi aziendali compatibili (Windows 11 versione 24H2 o successiva). Come funziona? Il sistema riceve un aggiornamento di “baseline” una volta al trimestre (gennaio, aprile, luglio, ottobre), che richiede un riavvio. Negli altri mesi, invece, gli aggiornamenti di sicurezza vengono applicati in background senza interrompere il lavoro. Microsoft stessa riporta che questo sistema consente di raggiungere il 90% di compliance in metà del tempo rispetto al metodo tradizionale.
Agli utenti verrà anche dato maggiore controllo sugli aggiornamenti, con opzioni più flessibili per sospenderli e una distribuzione più trasparente delle funzionalità.
AI meno invasiva
Un’altra risposta alle critiche degli utenti riguarda l’intelligenza artificiale. Copilot e le varie funzioni AI integrate in Windows 11 sono state spesso percepite come invadenti, pesanti in termini di risorse, e non particolarmente utili nel quotidiano. Con K2, Microsoft non elimina l’AI, sarebbe impossibile, dato il ruolo centrale che ha nella strategia di Redmond, ma promette di renderla più discreta, integrata e leggera. L’AI dovrà guadagnarsi il suo posto nell’interfaccia, non occupare spazio per il solo fatto di esistere.
Una nuova soglia qualitativa
Forse il cambiamento più importante di tutto il progetto K2 non è tecnico, ma procedurale. Microsoft ha stabilito che nessuna nuova funzionalità potrà arrivare nelle build pubbliche di Windows 11 senza aver superato standard qualitativi significativamente più alti rispetto al passato.
Per anni la priorità era stata rilasciare il più velocemente possibile — nuove funzioni ogni mese, build frequenti, aggiornamenti continui. Il risultato era un sistema instabile, con regressioni (cioè bug reintrodotti da aggiornamenti che avrebbero dovuto migliorare le cose) e un’interfaccia che sembrava sempre incompleta. Con K2, questa logica viene invertita: prima la qualità, poi la novità.
La telemetria e i feedback del programma Windows Insider, il programma che permette agli utenti volontari di provare le versioni in anteprima di Windows, non serviranno più solo a individuare bug, ma guideranno decisioni progettuali più ampie. Microsoft vuole tornare ad ascoltare davvero gli utenti, con incontri diretti con i tester e una presenza più attiva sui forum.
La tabella di marcia di Windows K2: cosa è già successo e cosa succederà

Ora che sappiamo cosa prevede il progetto K2, vediamo come è articolato nel tempo.
Fine 2025 / Inizio 2026 — K2 nasce ufficialmente come progetto interno. Le prime modifiche riguardano il “sottosuolo” del sistema: strumenti di sviluppo, pipeline di test, librerie di base e componenti dell’interfaccia vengono progressivamente riallineati. In questa fase, le modifiche non sono ancora percepibili dall’utente comune.
Primavera/Estate 2026 — Alcune modifiche cominciano a comparire nelle build Windows Insider. Il rilascio più ampio dei miglioramenti visibili è atteso per l’estate 2026. Windows 11 versione 26H1 è già disponibile (principalmente per nuovi dispositivi), mentre la versione 26H2 — prevista per fine 2026 — potrebbe rappresentare il momento in cui il progetto K2 entra in una fase più matura e visibile per tutti.
Fine 2026 — Consolidamento. Con la versione 26H2, gli aggiornamenti diventano più leggeri e gestibili, l’interfaccia è più uniforme, le prestazioni misurabili. Il Pannello di controllo storico inizia a lasciare spazio, almeno in parte, ai nuovi equivalenti.
2027 — Punto di stabilizzazione. Il 2027 non sarà la fine di K2, ma dovrebbe rappresentare il momento in cui i miglioramenti accumulati diventano percepibili e tangibili per la maggior parte degli utenti.
Vale la pena ripetere: tutto questo avviene attraverso i normali aggiornamenti di Windows 11, senza installazioni straordinarie o nuove versioni separate. Basterà tenere aggiornato il proprio sistema.
Windows 10: la fine di un’era e i rischi per chi è rimasto indietro

Abbiamo parlato a lungo di Windows K2 e del futuro di Windows 11. Ma c’è una fetta importante di utenti che di tutto questo non se ne fa nulla — perché è ancora ferma su Windows 10. E per loro, la situazione è seria.
La data che ha cambiato tutto: 14 ottobre 2025
Il 14 ottobre 2025 è una data che chiunque usi Windows 10 dovrebbe ricordare. Quel giorno, Microsoft ha ufficialmente terminato il supporto per Windows 10. Questo significa che, da quella data in poi, il sistema operativo non riceve più:
- aggiornamenti di sicurezza
- patch per vulnerabilità
- correzioni di bug
- assistenza tecnica gratuita
Il sistema continua a funzionare, i file restano dove sono, i programmi si aprono, il computer si avvia, ma è come guidare un’auto senza freni. Finché tutto va bene, non succede nulla. Ma quando succede qualcosa, non c’è più nessuno a venirvi in aiuto.
Quanto è diffuso il problema?
Prima ancora che il supporto terminasse, una ricerca di TeamViewer su un campione di 250 milioni di connessioni aveva rivelato che oltre il 40% degli endpoint analizzati usava ancora Windows 10 — con un picco del 44% in Italia. Questo significa che quasi uno su due computer aziendali italiani rischiava di trovarsi senza protezione.
I dati sono stati raccolti nel luglio-settembre 2025, quindi è possibile che nel frattempo molti abbiano aggiornato. Ma è altrettanto probabile che milioni di utenti, sia privati che aziendali, usino ancora oggi Windows 10 senza protezione adeguata.
I rischi concreti
Usare Windows 10 senza aggiornamenti di sicurezza significa esporsi a una serie di rischi molto concreti:
Vulnerabilità non corrette — ogni nuova falla di sicurezza scoperta dopo il 14 ottobre 2025 resterà aperta per sempre su Windows 10. Gli hacker lo sanno, e tendono a concentrare i loro attacchi proprio sui sistemi non aggiornati, dove sanno che le porte sono aperte.
Ransomware — il tipo di malware che “sequestra” i vostri file e chiede un riscatto per liberarli. I sistemi non aggiornati sono il bersaglio preferito di questi attacchi, perché sfruttano vulnerabilità note che su un sistema aggiornato sarebbero già state chiuse.
Phishing e malware — anche le truffe via email e i programmi malevoli sfruttano spesso falle del sistema operativo per installarsi senza che l’utente se ne accorga. Senza patch di sicurezza, il rischio aumenta significativamente.
Problemi di compatibilità — col passare del tempo, sempre più software smette di funzionare correttamente su Windows 10. Le nuove versioni delle applicazioni più comuni iniziano a richiedere funzionalità di Windows 11, e chi resta indietro si ritrova a non poter installare gli aggiornamenti dei propri programmi preferiti.
Problemi normativi — per le aziende, usare sistemi non supportati può entrare in conflitto con normative come il GDPR e la NIS2, con conseguenze legali e finanziarie potenzialmente rilevanti. Un audit o una violazione di dati legata a un sistema vulnerabile può costare molto caro.
Il programma ESU: un anno di protezione in più
Microsoft ha previsto una via di mezzo per chi non può, o non vuole, passare subito a Windows 11: il programma ESU (Extended Security Updates), cioè Aggiornamenti di Sicurezza Estesi.
In cosa consiste? Il programma ESU fornisce solo gli aggiornamenti di sicurezza più critici — niente nuove funzionalità, niente miglioramenti, niente supporto tecnico. È una barca di salvataggio, non una soluzione definitiva. Il programma è disponibile fino al 13 ottobre 2026, che è quindi la data entro cui anche gli utenti ESU perderanno definitivamente la protezione.
Per quanto riguarda i costi: gli utenti consumer (uso personale) nell’Area Economica Europea, inclusa l’Italia, hanno potuto accedere al primo anno di ESU gratuitamente, collegando un account Microsoft. Chi usa un account locale (senza login Microsoft) ha dovuto invece acquistare la licenza manualmente, al prezzo di circa 30 dollari più tasse. Per le aziende, i costi sono più elevati — fino a 60 dollari per dispositivo per il primo anno, con raddoppio negli anni successivi, proprio per incentivare la migrazione.
Attenzione: il programma ESU scade il 13 ottobre 2026. Dopo quella data, non ci sarà più nessun ombrello di protezione per Windows 10. Nemmeno a pagamento.
Perché molti non sono ancora passati a Windows 11?
È una domanda legittima. Se Windows 11 è disponibile e, per molti PC, gratuito, perché così tanti utenti sono rimasti su Windows 10?
La risposta principale riguarda i requisiti hardware. Windows 11 richiede componenti relativamente recenti, tra cui il TPM 2.0, un chip di sicurezza integrato nella scheda madre che molti PC più datati non possiedono. Questo significa che una buona fetta dei computer in circolazione non può fisicamente installare Windows 11 in modo ufficiale, a meno di ricorrere a workaround non supportati.
Per questi utenti, le opzioni sono sostanzialmente tre: passare a un PC più recente, continuare a usare Windows 10 (con tutti i rischi che abbiamo descritto), oppure esplorare alternative come le distribuzioni Linux.
Cosa fare se usate ancora Windows 10
Se state ancora usando Windows 10, ecco cosa vi consigliamo:
Prima cosa: verificate se il vostro PC può essere aggiornato a Windows 11. Andate su Impostazioni → Aggiornamento e sicurezza → Windows Update e cercate la possibilità di aggiornare a Windows 11. In alternativa, usate lo strumento ufficiale Microsoft “PC Health Check” per verificare la compatibilità.
Se il PC è compatibile: aggiornate a Windows 11 il prima possibile. Se aggiornare integralmente un sistema operativo non è nelle vostre corde, o non vi sentite sicuri, come sempre possiamo aiutarvi noi a gestire nel migliore dei modi la migrazione al nuovo sistema.
Se il PC non è compatibile: valutate seriamente l’acquisto di un nuovo dispositivo. I PC con Windows 11 preinstallato coprono tutti i segmenti di prezzo, e nel 2026 ci sono ottime opzioni anche a budget contenuto.
Nel frattempo: iscrivetevi al programma ESU (se non l’avete già fatto) per avere almeno la protezione di sicurezza di base fino all’ottobre 2026. Ma ricordate: è solo un palliativo temporaneo.
Fate backup regolari: qualunque cosa decidiate di fare, copiate i vostri file importanti su un hard disk esterno o su un servizio cloud. È la prima linea di difesa contro la perdita di dati.
Windows K2: cosa significa per voi
Se siete utenti di Windows 11, la notizia è buona: il vostro sistema operativo sta per diventare gradualmente, ma concretamente, più veloce, più stabile, più coerente e meno fastidioso. Non dovrete fare nulla di speciale: basterà mantenere Windows aggiornato.
Se siete ancora su Windows 10, il messaggio è chiaro e urgente: il 13 ottobre 2026 è la data entro cui anche l’ultima protezione disponibile (il programma ESU) cesserà di funzionare. Dopo quella data, usare Windows 10 su un PC connesso a internet sarà un rischio reale e concreto. L’opzione più sicura è aggiornarsi a Windows 11, possibilmente prima di quella scadenza.
Windows K2 non è la rivoluzione che molti immaginavano quando sognavano Windows 12. È qualcosa di più sobrio, ma forse più utile: un impegno a fare bene ciò che esiste già, invece di inseguire la prossima grande cosa. In un mondo tecnologico che spesso preferisce l’annuncio alla sostanza, è un cambiamento di rotta che merita attenzione — e un po’ di fiducia, almeno in attesa che i risultati si vedano.
Usi ancora Windows 10 in azienda?
Il supporto ufficiale è già terminato e la protezione temporanea offerta dagli aggiornamenti ESU non durerà per sempre. Continuare a lavorare con PC non aggiornati può esporre l’azienda a rischi concreti: vulnerabilità non corrette, malware, ransomware, problemi di compatibilità con i software più recenti e possibili criticità legate alla sicurezza dei dati.
Delta Informatica può aiutarti a fare chiarezza. Verifichiamo la compatibilità dei tuoi computer con Windows 11, individuiamo le macchine che possono essere aggiornate e segnaliamo quelle che invece richiedono una sostituzione o una soluzione alternativa.
Possiamo inoltre pianificare la migrazione in modo ordinato, riducendo al minimo i fermi operativi e proteggendo i dati aziendali con backup e controlli preventivi. L’obiettivo è semplice: arrivare preparati alla scadenza definitiva del supporto, senza emergenze e senza rischi inutili.
Contattaci per una verifica dei PC aziendali e per pianificare il passaggio a Windows 11 in sicurezza.